Utile saperlo

Cosa significa acquistare una macchina 4.0 per l’iperammortamento

Che cosa significa acquistare una macchina 4.0? Cosa deve garantire il fornitore perché il bene sia adeguato ad un percorso di industria 4.0 e per accedere all’agevolazione dell’iperammortamento?

Nel 2017 chi ha fatto investimenti in beni strumentali ha chiesto ai propri fornitori macchine “industria 4.0”. La richiesta era (ed è ancora) orientata ad avere un bene che soddisfi i requisiti obbligatori per accedere all’iperammortamento. Essendo rimasti invariati nella legge di bilancio 2018, anche per quest’anno i requisiti richiesti non cambiano.

E’ importante una precisazione: fare industria 4.0 non significa adeguarsi alla norma per accedere agli incentivi. Ma è vero che i requisiti di legge sono il minimo sindacale per iniziare a ragionare in termini di industria 4.0.

Cosa deve garantire quindi il fornitore e cosa deve realizzare invece l’imprenditore che acquisisce il bene? Purtroppo nel relizzare le analisi tecniche, i professionisti si sono trovati difronte a dichiarazioni di conformità industria 4.0 errate, sia per mancanza di informazioni sia per contenuti completamente errati.

Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza.

Requisiti per il fornitore

Presenza di PLC

La macchina deve essere dotata di un sistema di controllo numerico/digitale. PLC, CNC, microprocessore o sistemi anche più sofisticati. Questo deve essere garantito dal fornitore. La motivazione è semplice: solo una macchina con queste caratteristiche può essere riprogrammata e comunicare con sistemi esterni.

Interconnessione

La macchina deve essere in grado di interconnettersi e “parlare” con altri sistemi attraverso protocolli standard o internazionalmente riconosciuti. Deve anche essere in grado di ricevere part-program o istruzioni da remoto.

Questo è un punto che ovviamente apre la strada alle interpretazioni, ma in generale la possibilità di interconnettere la macchina (ethernet, bus, …) è fondamentale. Inoltre questa connessione deve  avvenire in modalità note (niente soluzioni proprietarie, quindi) e ampiamente utilizzate. E’ assolutamente vero che molte tecnologie non sono ufficialmente standardizzate (modbus per dirne una) ma è accettabile perché ormai standard de facto.

Questo punto non è di solito un grande problema, ma bisogna confrontarsi anche sul come l’utilizzatore andrà a prelevare i dati o spedire istruzioni. Non tutte le aziende (anzi, poche) sono in grado di attaccare la macchina ad un modbus ed interfacciarla con il sistema aziendale. Il sistema informativo deve essere adattato e comporta lavoro da parte di informatici che spesso ignorano gli standard dell’automazione industriale.

Fornire quindi una modalità di comunicazione che utilizzi, ad esempio, HTTP per acquisire e ricevere informazioni può essere una grande agevolazione per il cliente. Queste tipologie di scambio dati possono essere realizzate seguendo standard ormai ben noti e codificati (XML, JSON, …) che trovano moduli già pronti da integrare nella macchina 4.0.

Interfaccia uomo-macchina (HMI)

L’interfaccia uomo-macchina (HMI) deve essere semplice ed intuitiva da utilizzare con particolare attenzione a che sia adatta all’ambiente di lavoro nel quale la macchina va installata. Se l’operatore deve utilizzare dei guanti, il touch screen deve avere sensibilità e tasti di dimensione adeguata. L’interfaccia utente non è banale da realizzare e spesso viene trascurata quando invece ci sono ampi studi che hanno analizzato le varie problematiche che si presentano ad un utilizzatore.

Rispetto delle norme di sicurezza

Questo punto sembra ovvio, ma non lo è affatto. Il cliente necessità, per accedere all’iperammortamento, di una dichiarazione di conformità CE relativa alle più recenti norme e/o direttive applicabili.

Spesso le macchine vengono consegnate con dichiarazioni CE che fanno riferimento a norme abrogate da diversi anni e che quindi vanno per forza di cose aggiornate.

Il tecnico che fa la relazione controllerà le norme citate e sarà costretto a rifiutare la dichiarazione se non sono quelle più recenti. Vale quindi la pena controllare le dichiarazioni CE che si andranno a fornire con le macchine vendute come “industria 4.0”.

Sensoristica e telemanutenzione

Ci sono due requisiti ulteriori da soddisfare: una sensoristica “intelligente” che sia in grado di verificare la lavorazione, adattare la macchina alla variazione dei parametri rilevati per mantenere lo standard di qualità ed eventualmente fermare la macchina in caso di situazioni non rimediabili.

Il secondo requisito è la possibilità di fare telemanutenzione o telediagnosi della macchina. Ormai un fornitore dovrebbe attrezzarsi per essere in grado di connettersi e, su richiesta del cliente, verificare lo stato della macchina.

Ci sono diversi scenari nei quali questa possibilità apporta grandi vantaggi:

  • verifica di malfunzionamenti che non sono gestibili dal cliente
  • guardare il cliente in tempo reale nel fare una manutenzione ordinaria o straordinaria
  • verificare lo stato generale per pianificare una manutenzione preventiva
  • aggironare il software, caricare nuove programmazioni

Requisiti per il cliente

L’acquisto di una macchina 4.0 secondo i requisiti che abbiamo visto non è sufficiente per accedere all’incentivazione dell’iperammortamento.

La macchina da sola non fa industria 4.0.

L’imprenditore deve soddisfare un punto specifico, che è l’integrazione della macchina con il sistema logistico o di controllo della produzione (ci sono varianti a questo requisito indicati nelle circolari).

Questo significa che se il fornitore mette a disposizione un metodo per scambiare dati con la macchina, questi dati vanno utilizzati nel modo opportuno per la tipologia di business e di processo produttivo. Altrimenti che la macchina sia interconnessa o no perde di significato.

Al di là delle mere interpretazioni (certe volte tirate per i capelli) dei requisiti per portare a casa l’incentivo, è necessario avere una visione più ampia e capire che strada vogliono far imboccare questi obblighi ed iniziare a percorrerla.

Iniziando a raccogliere le informazioni dal nostro impianto, magari per la prima volta, possiamo iniziare a fare una analisi delle prestazioni della macchina e rispondere a qualche domanda.

Sono questi i big data? Non precisamente anche se sono sicuramente dati “grezzi” che vanno elaborati per estrarre delle informazioni e da questo punto di vista possono rientrare nel concetto di big data. Sicuramente, non saranno in un tale quantitativo da richiedere infrastrutture di storage e di analisi complesse. Nel tempo, se il volume crescerà oltre i limiti gestibili in azienda, si potranno esportare in sistemi cloud.

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Stefano Lissa

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