Utile saperlo

34, 45, 2: i dati non sono tutti uguali

Written by Stefano Lissa

Quando un macchinario decide di mettere a disposizione i suoi dati all’esterno bisogna chiedersi che valore hanno.

“Posso metterti a disposizione, come dati macchina, le temperature del liquido in ingresso ed in uscita del sistema di raffreddamento”.

Spero non sia successo anche a voi, ma qualcuno potrebbe avervi proposto una soluzione come quella citata per soddisfare i requisiti degli incentivi industria 4.0, perché qualche dato bisogna pure scambiarlo.

Questa volta, però, non parliamo di incentivi e di requisiti soddisfatti o meno. Parliamo invece di valore.

Immaginate di guardare un macchinario, nel quale entra un oggetto opaco e ne esce tutto luccicante. Quel macchinario ha “buttato fuori” un valore. Ovviamente ci è costato energia, tempo, materiali, investimenti, ingegno. Ma quello è lo scopo di una macchina: buttare fuori, in qualche forma, del valore.

Magari è solo emotivo (un gingillo luccicante piace di più di uno opaco) o magari è funzionale: uno specchio opaco non serve a nessuno, salvo nascondere un po’ le rughe.

Quando una macchina “butta fuori” dei dati, questa operazione ha un costo. I dati bisogna generarli, renderli disponibili con un protocollo di scambio, bisogna lacune volte aggiungere un componente hardware di comunicazione. Bisogna andare a prenderli, memorizzarli in un database, elaborarli.

Ma qual è il loro valore? Non sempre è facile vederlo. Non sono un filo di acciaio armonico che è diventato una molla o un lingotto di alluminio che è diventato il corpo di un carburatore.

Torniamo ai numeri

Torniamo ai numeri del titolo: 34, 45, 2. Sono dati che arrivano da una macchina. Possiamo dar loro valore in diversi modi.

  • giocandoli al lotto
  • pensando che: “raccolgo i dati e quindi ho diritto agli incentivi”
  • oppure trasformandoli in informazioni che aggiungono valore al processo produttivo

34 era la temperatura di un componente interno alla macchina, 45 il numero di pezzi fatti, 2 lo stato della macchina e indica che è in allarme.

Già a prima vista capiamo che hanno differenti livelli di significato.

2 è lo stato della macchina. Sapere che una macchina, magari non supervisionata, è in blocco; poter mostrare questa informazione in un monitor in reparto; poter avvisare con una notifica un responsabile permette di ridurre il tempo morto.

Poter vedere storicamente quanto volte quella macchina va in blocco e richiede la presenza di un operatore; poter calcolare quanto tempo mediamente rimane ferma prima che qualcuno intervenga aggiunge un grande valore al processo produttivo.

E stiamo parlando di singolo numerino, facile da produrre e un po’ meno facile da elaborare.

Poi abbiamo il 45, il numero dei pezzi fatti. Mi dice a che punto è l’ordine lavoro rispetto al totale dei pezzi da completare; mi permette di calcolare quanto velocemente stiamo procedendo e stimare la fine del lavoro; a consuntivo, raffrontandolo con la quantità caricata a magazzino, mi permette di conoscere gli scarti.

Anche questo numerino, se ben gestito, apporta un buon valore al processo produttivo.

Ci resta il 34, la temperatura interna. Cosa ci serve raccoglierla e memorizzarla? Potrà essere utile al produttore della macchina per fare diagnostica, ma probabilmente non ha valore per il nostro processo.

Questo esempio mostra come sia necessario aver chiaro che cosa voglio farne dei dati prima di raccoglierli o di metterli a disposizione. E questo vale sia per chi produce la macchina, sia per chi la utilizza. Una macchina, ogni macchina, inserita in un processo produttivo deve parlare dicendo cose interessante e trovare orecchi interessanti pronti ad ascoltarla. Poesia.


Image by Gerd Altmann from Pixabay

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